Cambiamenti climatici in Sardegna, Greenpeace e pompe di calore geotermiche

Cosa hanno in comune questi tre temi? Molto. Ma la vita quotidiana ci fa dimenticare che inquinamento, emissioni di anidride carbonica, polveri sottili e in generale le attività antropiche, sono causa principale degli eventi estremi che si verificano anche in Italia da alcuni anni. Gli attiviti di Greenpeace sono stati rilasciati. Siamo felici. Anche noi abbiamo fatto appello alla immediata liberazione attraverso i siti change.org e geenpeace.org. Ma il problema culturale rimane, anche se sembra che una maggiore coscienza ecologica stia poco per volta affermandosi. Che centrano le pompe di calore geotermiche? Da più di quindici anni ripetiamo, dati alla mano e rafforzati dalle prese di posizione di numerose nazioni nel mondo, che il riscaldamento e il raffrescamento con pompe di calore geotermiche è il sistema con il più basso impatto ambientale al mondo. Ad esempio, il grosso problema del particolato (polveri sottili) che preoccupa a livello europeo, sembra non abbia avuto riduzione con l’adozione dei filtri antiparticolato nel settore dei trasporti; è infatti il riscaldamento di caldaie, stufe a legna (e pellet, cosi’ in voga oggi) che genera la maggior parte di questa tipologia di inquinamento da polveri sottili. Un impianto geotermico con pompa di calore a ciruito aperto ha un costo installato intorno ai 9-11.000 eur, di poco superiore a una ottima caldaia a condensazione con accumulo per acqua calda sanitaria, se il pozzo è presente o l’acqua è vicina alla superficie. E con la detrazione del 65% il recupero sull’investimento è di 2-3 anni. Quanto ciascuno di noi delega la responsabilità ai nostri governanti, a partire dal controllo del territorio comunale, e quanta iniziativa prendiamo singolarmente? Al momento tendiamo, almeno noi italiani, a occuparci di quello che accade dentro le nostre mura domestiche o dell’ultimo gadget elettronico. Dovremmo cercare, dobbiamo farlo, di essere più cittadini che individui e responsabilmente crescere la nostra cultura ecologista. Ne va della nostra esistenza e di quella dei nostri figli.

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